Online la nuova release del sito di PHO aka Marco Grassi
Elisabetta Longari dice di lui:
Come prima cosa va sgombrato il campo da ogni possibile fraintendimento. La scelta espressiva di Grassi non deve essere rubricata in modo aproblematico sotto la voce “pittura”: non si costringa la sua propensione verso alcuni materiali poveri e “vissuti” forzandola dentro una cornice “postdadaista”; non si limiti il suo gesto carico di energia nell’ambito di un’eredità informale. I suoi riferimenti non sono “puramente pittorici”, ma “anche” pittorici. Per esempio, nel suo modo di affrontare l’animazione della superficie per via di applicazioni segniche è certamente da vedere un richiamo alla scrittura ideogrammatica orientale, esplicito soprattutto nella presenza ricorrente di una specie di “timbro” che funziona da firma:come un sigillo, non é un semplice motivo astratto ma una specie di “logo” composto dalla sigla “PHO”. C’é di più. Queste componenti sono infatti insufficienti a delineare l’ambito espressivo in cui questa pittura si muove, o meglio, l’ humus poetico da cui nasce.
Il vero motore del suo fare é identificabile nell’intenzione di dare una risposta – reattiva,immediata e diretta- al contesto dell’esistenza “collettiva e quotidiana” e si esplica prima di tutto nell’ambito della “scena urbana” , che in una città come Milano assomiglia da tempo sempre più a una no man’s land .
Marco Grassi, alias “Pho”, ha una doppia personalità: quando “indossa” la “maschera” diurna dipinge in studio, con quella notturna va in strada, dove “milita” fin dall’adolescenza dedicandosi soprattutto alle zone a sud della città. L’ imprintig gli deriva in particolare da un’esposizione di Graffiti art tenuta al Musée National des Monuments Français a Parigi nel 1991, che documentava le esperienze dei maggiori protagonisti americani e francesi di questa corrente. Sulla sua sensibilità di quindicenne la mostra parigina ha prodotto un’impressione talmente forte da causare una sorta di “conversione”: da quel momento egli é da considerare uno dei principali “attori” della fase pionieristica del writing milanese.
Un passaggio fondamentale verso la pittura attuale, che consiste nell’evoluzione “contaminata, criptica e colta” del lettering , é rappresentato dall’esempio di Sam Francis, di cui Grassi visita l’esposizione tenuta al Jeu de Paume a Parigi nel 1995: <<Mi colpirono le influenze dell’arte giapponese nei suoi lavori e la forte carica gestuale, da lì l’idea di iniziare un nuovo lavoro sull’evoluzione della lettera attraverso il gesto pittorico>>. La lettera è quindi ancora “la matrice” della creazione dell’immagine, anche se spesso risulta difficilmente riconoscibile, ridotta com’é a una forma sincopata del gesto che applica il colore. E anche se le modalità sono differenti (la velocità a cui obbliga la strada non consente alcune cose che possono invece svilupparsi nella calma protetta dello studio e viceversa), lo spirito operativo sembra sempre lo stesso. Non a caso la prima serie di dipinti concepiti in studio ha per titolo “ Dans la Rue ”, come per ribadire anche tramite le parole un legame con la strada. Qui , la relazione tra il lavoro in strada e quello in studio, é stabilita dal punto di vista visivo attraverso la ricostruzione “artificiale” e “analogica” delle forme di concrezione presenti sui muri urbani nei corpi fortemente materici delle tele. Su questi “testi” carichi di elementi e materiali diversi Marco Grassi compie operazioni alterne: collage e decollage , applicazione e asportazione del colore con diversi mezzi, anche e soprattutto usando “le armi” tipiche della strada come la bomboletta spray e la spugna.
La più recente serie dei “Bancali”, realizzata nell’ultimo anno, nasce dal recupero di materiali, destinati all’imballaggio e al trasporto delle merci, abbandonati nei capannoni industriali e nei cantieri della città; questi, una volta assemblati e posti verticalmente, ricordano le staccionate e altre superfici urbane su cui Marco non ha smesso di intervenire (in questi ultimi tempi soprattutto attraverso l’applicazione di manifesti già dipinti o lavorando direttamente su diverse tipologie di “arredi urbani” tra cui i cassonetti della spazzatura). Nei “Bancali” più che altrove si esplicita l’amore per la varietà dei materiali che é un’altra componente forte del suo operare. Marco Grassi ha acquisito la conoscenza delle tecniche e dei comportamenti dei materiali attraverso un iter di studi artistici “tradizionale” (il Liceo artistico Santa Marta e l’Accademia di Belle Arti di Brera), esperienze rafforzate dall’assidua frequentazione del negozio di cornici del padre, anch’egli pittore.
Come a rispecchiare le dimensioni operative opposte e complementari fra loro (la strada e l’ atelier ) che si alimentano a vicenda per contrasto, sul legno grezzo dei “Bancali” Marco applica indistintamente manifesti in parte già usurati e poi sottratti al progressivo degrado della strada, raffinate carte cinesi e preziosi, luminosi e leggeri strati di foglie d’oro, con tutto il loro carico simbolico legato all’antica tradizione delle icone bizantine.
Il dialogo si svolge tra varie voci: interviene anche il dripping a turbare il lettering . La ricchezza ambigua delle sovrapposizioni crea una specie di brusio indistinto e introduce prepotentemente nelle superfici il fattore temporale.
Il carattere spurio di questa pittura parla indubbiamente della complessità delle spinte contrastanti che agiscono nel mondo contemporaneo e mentre vuole fornire un’indicazione per tenerle tutte assieme, suggerisce di considerarle tutte ugualmente importanti.
